Orientamenti. Moderno spiritualismo

In un precedente articolo abbiamo indicato come non siano da prendere sul serio le pretese di certi divulgatori della scienza più recente, i quali pretendono che questa abbia ormai superato il materialismo e che col parlare di energia invece che di materia, col riconoscere una quarta dimensione dello spazio e via dicendo stia conducendo verso una nuova visione spiritualistica della realtà. Dicevamo che, come la precedente, la scienza ultima ha un valore esclusivamente pratico, per il resto il tutto riducendosi a entità astratte e a simboli algebrici che nulla apportano in fatto di vera conoscenza e nulla dicono quanto al significato ultimo dell’esperienza e dell’esistenza, il quale per l’uomo di oggi resta opaco e imperscrutabile quanto mai.
Ora vogliamo trattare di un equivoco di tipo opposto, di quello del nuovo «spiritualismo». Un’altra corrente vorrebbe venire alla stessa conclusione, cioè che si stia tornando alla spiritualità, per il fatto dell’attuale moltiplicarsi di tendenze verso il sovrannaturale e il sovrasensibile in movimenti, sette, circoli e conventicole di ogni specie. Anche questa è una illusione. Vi è spiritualità e spiritualità e l’essenziale è saper conoscere il fondo ultimo di essa, come pure il luogo e la funzione che essa ha in un dato tipo di civiltà.
Non escludiamo che dallo spiritualismo contemporaneo qualche persona dotata abbia avuto l’incentivo per riscoprire orizzonti di una sapienza dimenticata. Ma per quel che riguarda la gran massa, lo spiritualismo di oggi ha, malgrado ogni apparenza, un significato negativo e rappresenta, per così dire, la controparte solidale del materialismo del mondo occidentale.


Una delle vedute più felici dello Spengler – il filosofo del Tramonto dell’Occidente – è quella circa la cosiddetta «seconda religiosità». Come è noto, lo Spengler ha indicato come nello sviluppo delle varie civiltà dalle forme originarie organiche, dove predomina la qualità, la spiritualità, la tradizione vivente e la razza, si passi a forme tarde disanimate, dove invece predomina l’intelletto astratto, dove presso all’onnipotenza della finanza, dell’economia e delle masse ogni vero significato dell’esistenza va perduto, la vita è del tutto desacralizzata e sullo sfondo di una grandezza puramente materiale sistemi violenti, «totalitari» cercano di tener insieme collettività ormai prive di radici. Dopo di ciò, quasi come dopo la disanimazione dei corpi, segue la disgregazione, sopravviene il tramonto di una civiltà.
Ciò posto, secondo lo Spengler uno dei fenomeni che si accompagnano costantemente a queste fasi terminali e crepuscolari delle civiltà è la «seconda religiosità». In margine alle strutture di una barbarica grandezza, al razionalismo, all’ateismo pratico e al mondo materializzato delle masse, si sviluppano forme di spiritualità e di misticismo, perfino irruzioni del soprasensibile, le quali non attestano una riascesa ma sono sintomi di disfacimento. Non si tratta più della religione delle origini, delle forme severe che, retaggio di «élites» dominatrici, stavano al centro di una civiltà organica e qualitativa, ad improntarne tutte le manifestazioni. Nella fase, di cui si tratta, le stesse religioni positive si inspessiscono, si secolarizzano, perdono la loro funzione originaria. La «seconda religiosità» si sviluppa fuori di esse, spesso contro di esse, in margine alla corrente centrale e predominante, in genere col significato di un fenomeno di evasione o di confusa compensazione che non incide per nulla sul clima complessivo reale, che è ormai quello di una civiltà disanimata, meccanicistica e puramente terrena. Tale è il volto della «seconda religiosità».
Ora, come è vero che l’Occidente oggi si trova proprio nella fase inanimata, collettivistica e materialistica propria al chiudersi di un ciclo di civiltà, del pari non fa dubbio che la grandissima maggioranza dei fenomeni interpretati come preludio ad una nuova spiritualità hanno semplicemente il carattere della «seconda religiosità». Essi rappresentano qualcosa di promiscuo, di sub-intellettuale e di sfaldato. E là dove non si tratta di semplici teorie e di manifestazioni emotive, là dove l’interesse morboso per il sensazionale, l’occulto e lo straordinario si accompagnano a pratiche evocatorie o all’apertura degli strati sotterranei della psiche umana – come nel caso dello spiritismo e della psicanalisi – si può ben parlare, col Guénon, di «fessure della grande muraglia»: di pericolosi cedimenti di quella cintura di protezione che, malgrado tutto, nella vita ordinaria preserva ogni individuo normale e dalla mente lucida dall’azione delle forze oscure nascoste dietro la facciata del mondo sensibile e dei pensieri umani formati e consapevoli. Da questo punto di vista lo «spiritualismo» è dunque più pericoloso dello stesso positivismo e materialismo, il quale, se non altro, con la sua miopia intellettuale rafforzava quella cinta, limitatrice sì, ma anche protettiva.

Oswald Spengler

Del resto, del livello del nuovo spiritualismo nulla potrebbe essere più indicativo della materia umana della gran parte di coloro che vi si dedicano. Mentre le antiche scienze sacre erano la prerogativa di una umanità superiore, di caste regali e sacerdotali, oggi sono medium, «maghi» da popolino, pendolisti, spiritisti, antroposofi, astrologi e veggenti da annunci economici, teosofi, «guaritori» e così via a bandire il nuovo verbo, accompagnandovisi qualche mistico esaltato e visionario e qualche profeta estemporaneo. La mistificazione e la superstizione si mescolano quasi costantemente al nuovo spiritualismo, ove è poi assai significativa l’alta percentuale delle donne (naturalmente: donne fallite o fuori uso) perché, effettivamente, è di una «spiritualità femminile» che qui, a buon diritto, può parlarsi.
In tutto ciò, la cosa più grave è forse il discredito che ricade su dottrine antiche o orientali per il fatto che in tali movimenti esse sono comprese e propagandate in modo distorto e mùtilo, mescolandovisi i peggiori pregiudizi occidentali e aggiungendovisi quasi sempre una salsa umanitaria, pacifista e ugualitaria. A tutto questo manca quanto mai la grandezza, la potenza, il carattere severo e sovrano proprio a ciò che sta davvero di là dall’uomo. Di sovrannaturale nel senso vero, tradizionale del termine, qui non è affatto il caso di parlare. Ed è, di nuovo, sintomo preoccupante del basso livello intellettuale di molti contemporanei la facilità con cui essi scambiano col sovrannaturale l’autenticamente spirituale tutto ciò che comunque cada fuori dai limiti della esperienza sensibile più grossolana. Per tutto questo, nel nuovo «spiritualismo» è proprio da vedersi non l’opposto dell’attuale civiltà crepuscolare ma una sua controparte, che poterebbe perfino preludiare ad una fase regressiva e dissolutiva ancor più spinta della stessa. Come dicevamo, solo pochi da una materia così caotica e spuria possono separare qualcosa che abbia un significato positivo, il significato di un principio e di un effettivo ricollegamento alle origini. Ma costoro dovrebbero rendersi ben conto che il presupposto a tanto è un orientamento e una tenuta interna del tutto diversi: uno sguardo chiaro, un’anima virile, una volontà non di evasione, ma di effettivo superamento, una interezza interiore e una dignità da dimostrasi nella vita concreta di ogni giorno ancor prima di comunque tentare la problematica via dello «spirituale».

(«Il Popolo Italiano», 9 agosto 1957)